“La mente in Bicicletta” – Armitstead: cosa c’e’ dietro ad una maglia iridata…

Pubblicato 16 Ottobre 2015 | Notizie varie

Mancano poco meno di 3 chilometri all’arrivo, la fuga a due di Scandolara e Kitchen è appena stata ripresa. C’è fermento nel gruppo di testa, le migliori sono tutte lì. Elizabeth Armitstead è davanti, si lascia sfilare e scatta a un chilometro dalla fine; restano in nove. La britannica rimane sempre in testa, controlla le altre, aspetta, parte solo quando la Van der Breggen lancia la volata. Le sta dietro, esce dalla sua scia e vince, incredula, il Campionato del Mondo. Dieci minuti di corsa che possono anche cambiare la vita a un corridore, ma che non sempre permettono di capire tutto il lavoro fatto per raggiungere uno dei traguardi più importanti nella vita di un’atleta.

A guardare le immagini di Richmond 2015 sembra tutto facile per la Armitstead. D’altra parte, alle sue spalle ha una stagione quasi perfetta: otto vittorie, classifica finale della Coppa del Mondo, diversi piazzamenti e una forma invidiabile alla vigilia dei Mondiali. Eppure, dalla sua non ha una squadra ben organizzata come altre nazioni, le avversarie non sono certamente semplici da battere ed il circuito può rivelarsi molto più duro del previsto. In più, tutti gli occhi sono puntati su di lei, proprio per il buon periodo di forma e le aspettative di successo che questo comporta.

Aspettative che Elizabeth Armitstead ha dovuto sostenere fin dagli inizi della sua carriera, cominciando a vincere su pista già a 17 anni, subito dopo aver iniziato a correre. La Armitstead afferma costantemente che per lei la pressione è uno stimolo a dare il tutto per tutto ( A questo link L’INTERVISTA ESCLUSIVA con Elizabeth: http://www.pedalerosa.it/2015/08/intervista-esclusiva-lizzie-armitstead-la-pressione-mi-aiuta-a-dare-il-meglio/ ), ma è solo con gli anni che ha imparato a gestire sempre meglio le aspettative che gli altri hanno su di lei. Basti pensare all’argento delle Olimpiadi di Londra 2012, che le ha portato molta notorietà in Gran Bretagna ma ha anche notevolmente aumentato i suoi impegni fuori dalle corse. Come ha ammesso lei stessa, questi impegni non le toglievano tempo tanto all’allenamento quanto al riposo, cosa molto importante per un’atleta di alto livello. Affidarsi a un’agenzia di management le ha sicuramente tolto una parte di stress, ma è sempre lei a dover rispondere dei suoi risultati, positivi o negativi, e la Armistead è capace di trasformare la pressione esterna in motivazione, il che è un importante punto a suo vantaggio.

Un altro aspetto che la rende uno dei corridori più forti al mondo, è l’essere estremamente focalizzata sull’obiettivo da raggiungere, nel suo caso soprattutto Mondiali e Olimpiadi. In un’intervista pre-Richmond rilasciata alla BBC, la campionessa britannica confessa di non osare nemmeno immaginare di indossare la maglia iridata, che in realtà è il suo pensiero fisso durante ogni allenamento e le dà la motivazione per ricominciare dopo ogni delusione. Delusioni che non sono mancate negli ultimi anni, a cominciare dal 2013, anno in cui Elizabeth soffre di un’ernia iatale che le crea problemi lungo tutta la stagione. L’anno successivo, ripresasi dal malessere, Lizzie vince l’oro ai Giochi del Commonwealth e la Coppa del Mondo poco prima dei Mondiali di Ponferrada; la fiducia di far bene è ai massimi livelli, come la forma fisica, ma dal punto di vista tattico le cose non vanno come previsto e la britannica termina in settima posizione. Dopo questo brutto colpo al morale, la Armitstead fatica molto ad accettare il risultato, ma in questi casi la cosa più importante è saper imparare dai propri sbagli. E qui emerge un altro punto di forza della neo iridata: la capacità di analizzare la sua corsa e lavorare sui punti deboli per non ripetere più gli stessi errori in futuro.

Non è certamente facile il lavoro fisico e mentale che Elizabeth Armitstead ha portato avanti nel corso degli anni, come non è semplice riuscire a “resettare” tutto tra una stagione e l’altra, per affrontare il nuovo anno con una motivazione in più. È da sottolineare che un valido aiuto lo ha avuto anche dalla sua squadra (la Boels – Dolmans), con cui si è creato un profondo rapporto di fiducia, sia con il DS che con le compagne. Allenamento, impegno, dedizione, fiducia in se stessi, capacità di sostenere la pressione, focus sull’obiettivo, riuscire a rialzarsi dalle delusioni, imparare dagli errori, un clima di squadra positivo… sono certamente importanti punti di forza della neo campionessa mondiale. Tuttavia non dimentichiamoci che non basta avere grandi capacità, ma bisogna anche saperle sfruttare al meglio, e in questo Lizzie è senza dubbio tra le migliori…

Nathalie Novembrini – Psicologa dello Sport
Web: www.smarthletes.com
E-mail: nathalie.novembrini@gmail.com

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