“La Mente in Bicicletta” – La fiducia in se stessi e’ il primo segreto del successo

Pubblicato 27 Agosto 2015 | Notizie varie

«Per un lungo periodo ho lottato contro la scarsa fiducia in me stessa. Quando ero una giovane atleta, il giorno della gara mi mettevo sulla linea di partenza e avevo paura di perdere. Ero così spaventata dall’idea di perdere, di non vincere, che diventò un ostacolo a dare il meglio di me: e se il mio meglio non fosse stato abbastanza per vincere? Ero il mio peggiore nemico. […] Ero io a dubitare di me, a trattenermi, a denigrarmi. Il mio più grande ostacolo l’avevo creato io stessa». Sono parole di Loren Rowney, Velocio-SRAM, recente vincitrice di una tappa alla Route de France. Capita moltissime volte che gli sportivi attribuiscano un ruolo chiave nel loro successo (o fallimento) alla fiducia in se stessi (o alla scarsa fiducia). In realtà non hanno tutti i torti: uno degli elementi fondamentali per ottenere buoni risultati è credere in se stessi e nelle proprie capacità. Del resto, chi avrebbe voglia di impegnarsi in qualcosa se si è convinti fin dall’inizio di non essere in grado di portarlo a termine?

Essere certi di non poter raggiungere quel qualcosa (nonostante dati oggettivi che dicono il contrario) genera un meccanismo particolare chiamato “profezia che si auto-avvera”: crediamo talmente tanto di non potercela fare che alla fine non ce la facciamo veramente. C’è da dire che questo meccanismo funziona anche al contrario, quanto più siamo convinti di farcela, tanto più è probabile che riusciamo ad ottenere quel risultato. Basti pensare ai record che resistono da anni: quando qualcuno dimostra che sono battibili, altre persone riescono a batterli a loro volta.

Certamente, di base ci deve essere un’adeguata preparazione fisica e i mezzi oggettivi per raggiungere l’obiettivo, altrimenti la troppa fiducia in se stessi diventa una falsa convinzione e a volte si rischia di averne più danni che benefici (es. carichi di allenamento eccessivi, infortuni, contraccolpi sull’autostima). Un livello ottimale di fiducia, invece, permette di ottenere diversi vantaggi. Se siamo sicuri dei nostri mezzi, è più facile restare calmi nonostante la pressione e siamo più concentrati sulla prestazione, piuttosto che preoccuparci di quanto gli altri siano più forti. Inoltre ci poniamo obiettivi più alti, sfidanti, che ci stimolano a dare il meglio e ad aumentare gli sforzi “per vincere”, anziché “per non perdere”.

Una buona dose di fiducia in se stessi è quindi molto utile, ma è possibile aumentarla? Non si tratta di un’impresa semplice, anche perché la fiducia è influenzata dalla personalità, dallo stato emotivo, da carat-teristiche individuali, dalla cultura organizzativa e da tanti altri aspetti. Però sì, la fiducia si può costruire. Tanto per cominciare, le esperienze passate che hanno avuto esito positivo aumentano la fiducia e portano ad ulteriori successi. Un “successo” può essere battere una particolare avversaria, rimontare il gruppo nella volata, ma anche migliorare la mobilità della spalla dopo un infortunio. E se non ci sono esperienze passate positive a cui fare riferimento? In quel caso, la cosa migliore è ricreare il più possibile le condizioni di gara in allenamento, esercitandosi a compiere con successo il gesto tecnico che si vuole realizzare in corsa.

Un’altra tattica è mostrarsi sicuri di sé, indipendentemente dalla situazione. Cosa più facile a dirsi che a farsi, visto che spesso non ci accorgiamo dei messaggi che mandiamo con il nostro corpo, anche agli avversari: spalle curve, testa bassa, sopracciglia aggrottate, non trasmettono certamente che abbiamo fiducia nei nostri mezzi! Anche avere intorno persone (ds, preparatore, compagne) che credono nelle nostre capacità e ci incoraggiano può essere utile, specialmente quando siamo all’inizio o rientriamo da un infortunio e non siamo ancora sicuri di aver recuperato del tutto.

Naturalmente, lo ripetiamo, questo lavoro è del tutto inutile se non c’è la corretta preparazione fisica. D’altra parte, nessun intervento di mental training può sostituire le capacità fisiche necessarie per praticare sport. Piuttosto, la preparazione rigorosa dovrebbe essere integrata con un valido allenamento mentale.

Nathalie Novembrini – Psicologa dello Sport
Web: www.smarthletes.com
E-mail: nathalie.novembrini@gmail.com

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