INTERVISTA ESCLUSIVA – Lizzie Armitstead: “La pressione mi aiuta a dare il meglio”

Pubblicato 11 Agosto 2015 | Notizie varie

[ Scroll down for English version ] – A volte va tutto come previsto, ma più spesso qualcosa va storto e rende tutto più difficile. Molti corridori sanno esattamente di cosa sto parlando; una di questi è Lizzie Armitstead. Dopo aver conquistato la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Londra 2012, l’anno successivo è stata tormentata da una malattia per tutta la stagione. Nel 2014 è tornata al top, ottenendo importanti risultati e vincendo la classifica finale di Coppa del Mondo. Quest’anno ha già vinto sette corse, compreso il suo terzo titolo di campionessa nazionale e due prove di Coppa del Mondo.

Dal tuo punto di vista, cosa ti ha aiutato a raggiungere il top nel ciclismo?
“Non è mai una cosa sola che ti aiuta ad avere successo, è una combinazione di fattori. L’aspetto principale è il duro lavoro; ci vogliono anni di dedizione e disciplina per essere fisicamente in grado di competere al top. Oltre a ciò, ho lavorato con delle squadre fantastiche e ho avuto veramente un grande appoggio da parte della mia famiglia.”

Hai da sempre suscitato grandi aspettative e immagino che avrai molti impegni extra sportivi. Questo non ti causa troppo stress? Come gestisci tutta questa pressione?
“Con l’esperienza si diventa sempre più bravi a gestire la pressione e le aspettative. All’inizio della mia carriera avrei fatto fatica a dire no, avrei cercato di compiacere tutti, ma questo stanca molto e alla fine porta a un declino dei risultati. Lavoro con una compagnia di management nel Regno Unito che è fantastica nel gestire i miei impegni con gli sponsor e i media, farei molta fatica senza di loro. In bici la pressione e le aspettative mi piacciono, ne ho bisogno per gareggiare al meglio.”

Parliamo della squadra. Quale supporto ti dà il tuo team?
“Sono alla Boels Dolmans dal 2013 e ho un contratto fino al 2016. È molto insolito per un team offrire un contratto di tre anni; stare con un team per un intero ciclo olimpico è un enorme vantaggio e sono grata per la fiducia che hanno in me. Ho lavorato con Danny Stam come d.s. prima di entrare in squadra e, grazie alla nostra esperienza comune, mi conosce molto bene e sa come rendermi un corridore migliore. Le mie compagne sono essenziali in tutti i miei successi, senza un team solido le chance di vittoria sono molto minori.”

A volte le corse non vanno esattamente come previsto. Hai mai ottenuto un grande risultato nonostante le condizioni avverse?
“La gara di Coppa del Mondo a Philadelphia è stata strana per la nostra squadra. All’inizio l’obiettivo era di lavorare per me, ma durante la corsa mi sentivo veramente male. Avevo problemi con il jet lag e il caldo. Ho parlato con Evie [Evelyn Stevens, NdR] e il team e ho detto che avremmo dovuto cambiare il piano e lavorare per Evie. Sfortunatamente nel caos dell’ultima chicane prima della salita finale abbiamo perso Evie; quello è stato il momento in cui ho dovuto trovare qualche energia e cercare di vincere in prima persona. L’unica ragione per cui sono stata in grado di vincere la corsa è perché non volevo deludere il mio team.”

Quale è stata la tua performance peggiore e perché? Come hai superato il momento?
“Il 2013 è stata una stagione veramente brutta, ho lottato con una malattia durante tutto l’anno e non ho mai avuto un vero miglioramento. Ho superato questo periodo con il supporto della mia squadra, che non ha mai smesso di credere nelle mie capacità. Ho riposato molto alla fine dell’anno e ho iniziato l’inverno fresca e pronta ad iniziare il 20014 con una motivazione extra.”

Cosa diresti a una giovane ciclista che sogna di diventare Elite?
“Di essere paziente e disposta ad imparare da qualsiasi errore o battuta d’arresto che potrebbe capitare. Il mio consiglio migliore è che il recupero è importante tanto quanto l’allenamento!”

Servizio a cura di Nathalie Novembrini
Foto di Flaviano Ossola

[ English version ] – Sometimes races unfold as expected, but frequently something happens and things get difficult. Many riders know exactly what I’m talking about; one of them is Lizzie Armitstead. After a fantastic silver medal at London 2012 Olympic Games, she suffered from illness throughout the following year. In 2014 she came back at her best, reaching some brilliant results and winning the World Cup overall classification. This year she already won seven races, including her 3rd British national title and two World Cup races.

In your opinion, what helped you to reach top level in cycling?
“It’s never just one thing that helps you succeed, it’s a combination of factors. The main factor is hard work, it takes years of dedication and discipline to be physically able to compete at the top. Alongside that I have worked with some fantastic teams and had really good family support.”

You’ve always had to deal with great expectation and I guess you have many off-bike duties. Doesn’t it cause you too much stress? How do you deal with all that pressure?
“Learning to deal with pressure and expectation is something you get better at with experience. In the beginning of my career I would find it hard to say no, I would try to please everybody, in the end this makes you very tired and eventually leads to a decline in your results. I work with a management company in UK who are fantastic at arranging my off the bike commitments to sponsors and media, I would struggle without them. On the bike I like pressure and expectation, I need that to perform at my best.”

Let’s talk about the team. How do they support you?
“I have been with Boels Dolmans since 2013 and I have a contract until 2016. It is very unusual for a team to offer a 3 year contract, being with one team for a full Olympic cycle is a huge advantage and I am grateful of their confidence in me. I worked with Danny Stam as a director before coming to the team and because of our shared history he has a very good understanding of me and what makes me a better rider. My team mates are vital in all of my successes on the road, without a strong team your chances of victory are so much smaller.”

Sometimes races don’t go exactly how you planned. Did you ever achieve a great result despite awful conditions?
“Philadelphia World Cup was a strange race for the team. We went into the race with a plan to work for me, however in the race I felt really terrible. I struggled with jet lag and the heat. I spoke to Evie [Evelyn Stevens, Ed.] and the team and said we should change the plan and work for Evie instead. Unfortunately in the chaos of the final chicane into the finishing climb we lost Evie, that’s when I had to search for some power and go for the win myself. The only reason I was able to win that race was because I didn’t want to let my team down.”

What was your worst performance and why? How did you overcome it?
“2013 was a very bad season, I struggled with illness throughout the year and never really got a good momentum going. I came over it with the support of my team who never stopped believing in my abilities. I had a really good rest at the end of the year and started winter fresh and ready to go with extra motivation for 2014.”

What would you say to a young cyclist willing to become an Elite rider?
“Be patient and willing to learn from any mistakes or setbacks that might happen. My top tip would be recovery is as important as training!”

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