“La mente in Bicicletta” – L’esperienza come valore aggiunto

Pubblicato 5 Marzo 2015 | Notizie varie

Recentemente è stato pubblicato un articolo sul Tour of Qatar visto dal DS della Velocio-SRAM, Ronnie Lauke. Parlando della composizione del team, il giornalista scrive: «L’assenza delle radioline pone una maggiore enfasi sulla conoscenza tattica, e qui [Lauke] guarda alle sue capitane: Tiffany Cromwell, Lisa Brennauer e Trixi Worrack». Un’affermazione quasi banale, ma che si riferisce ad un aspetto molto complesso. Infatti il DS, prima della gara, può esporre la tattica alle proprie atlete, ma non conosce le tattiche delle avversarie e in corsa basta poco per stravolgere i piani. Quando questo avviene, non avendo le radio, gran parte della responsabilità di come reagire ricade sulle atlete stesse. E qui entra in gioco l’intuito e la prontezza dei corridori d’esperienza. Per poter essere considerati corridori esperti, però, non basta aver macinato migliaia di chilometri tra allenamenti e gare. Innanzitutto c’è la mera maturazione biologica, fisica, muscolare, dovuta all’età; poi, effettivamente, è necessario aver accumulato un notevole numero di ore di lavoro mirato a migliorare gli aspetti più deboli della prestazione, con il supporto di persone che diano feedback utili, che sottolineino gli errori e permettano correzioni e messa a punto dei dettagli. Un altro punto importante riguarda come vengono elaborate le esperienze passate, che spesso sono numerose e relative alle situazioni più disparate (crisi di fame, cadute, volate sbagliate, perfetto lavoro di squadra…). Facendo un esempio, si può pensare a un corridore che ha una crisi di fame. Alla fine della corsa potrebbe prendersela con la sfortuna, con il caldo, con qualsiasi cosa. Ma un’elaborazione adeguata dovrebbe portare l’atleta ad analizzare cosa sia successo e a ragionarci sopra in modo da evitare che si ripeta in futuro, magari in una gara importante. Per far questo è però importante che intorno a lei ci siano persone (compagne, staff) competenti, che l’aiutino a trarre i giusti insegnamenti da ogni situazione, negativa o positiva. Diverse ricerche hanno cercato di evidenziare quali differenze ci sono tra una persona esperta ed una non esperta, soprattutto a livello cognitivo e nelle modalità di ragionamento. È emerso che, posti davanti alla stessa situazione, novizi ed esperti notano aspetti differenti del problema e lo affrontano in modo diverso. Questo perché le competenze acquisite influenzano il modo di interpretare le situazioni, ma anche la capacità di ricordare, ragionare e risolvere i problemi: le persone più esperte sono in grado di recuperare in modo flessibile le proprie conoscenze con uno sforzo minimo, che rasenta l’automatismo. Questo si rivela particolarmente utile quando il cervello deve stare attento a più stimoli contemporaneamente, come durante un attacco in corsa. In quel momento l’atleta deve tenere sotto controllo diverse cose: non toccarsi con altri corridori, verificare di avere il rapporto giusto, tenere d’occhio l’evolversi della corsa, ricordarsi la tattica indicata dal DS, pensare a cosa fare quando l’avversaria scatta o si stacca, ecc. È chiaro che quanti più aspetti sono acquisiti in modo automatico, tanto più si ha una minor perdita di tempo e quindi un vantaggio: il processo di ragionamento precedentemente descritto sembra lungo, ma in realtà si tratta di frazioni di secondo, e in corsa non ci si può fermare, studiare a fondo la situazione e ripartire con calma. Da questo punto di vista, le atlete più esperte hanno una migliore capacità di intuire ed anticipare le intenzioni delle avversarie e di reagire più in fretta, anche sotto pressione. Non sempre, comunque, essere un’atleta esperta implica essere vincente, a causa di caratteristiche fisiche o ruoli di squadra. In campo maschile si può pensare a Marzio Bruseghin o a Luca Paolini, che sono considerati corridori molto esperti ma non hanno un palmarès molto ricco. Nel femminile la situazione è più complessa, anche perché le rose non sono molto vaste. Ciononostante, resta fondamentale avere una o più atlete di esperienza in squadra, ma è importante anche che le stesse siano in grado di mettere la propria competenza a disposizione per far crescere le compagne, che siano d’esempio, ma anche che non si sentano mai “arrivate”. L’abilità di riconoscere i propri limiti, la capacità di continuare ad applicarsi per migliorare e imparare nuove cose, mettersi continuamente in discussione, anche questo significa essere “esperte”.

Nathalie Novembrini – Psicologa dello Sport
E-mail: nathalie.novembrini@gmail.com

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