Martina Centomo (Foto Flaviano Ossola)

Martina Centomo, la bicicletta nel destino… “Il Ciclismo? Un modo di essere”

Pubblicato 9 febbraio 2014 | Notizie varie

Una ragazza, 17 anni, una sola passione: il ciclismo. E’ Martina Centomo (nella foto di Flaviano Ossola), una ragazza forte e appassionata che ha incontrato molte difficoltà durante la sua strada, ma la bici le ha insegnato a percorrere anche le salite della vita al meglio e a non arrendersi mai. Tanti anni di dedizione a questo sport, ore e ore di duro allenamento, tante rinunce e sacrifici, momenti bui e infortuni. Tutto questo non è bastato a fermare la sua corsa, o meglio, pedalata. Martina, al secondo anno nella categoria Juniores, corre per la comasca Inexere – Village.13 e attualmente si sta preparando per una nuova stagione agonistica.

Martina, come e quando è nata questa passione per il ciclismo?
La passione per il ciclismo c’è sempre stata in famiglia: mio papà va in bici da più di 30 anni, specialmente in MTB, ma la vera passione me l’ha trasmessa mio nonno. Avevo solo 3 anni quando lui mi tolse le rotelle dalla bici. Facevo avanti e indietro dalla via di casa, cadevo e lui mi incitava ad alzarmi urlando “Vai Panizza!” e dandomi una carezza. Andò avanti così finchè all’età di 5 anni un collega di mia mamma mi chiesa di provare in una squadra di Cassano. Il primo impatto con una bicicletta diversa dalle altre fu strano, ma dopo un po’ di tempo e qualche caduta mi ci abituai. Quando morì mio nonno nel 2005 promisi a me stessa che avrei dovuto continuare a renderlo fiero di me. Mi ricordo ancora quando gli portavo a casa la coppa, lo spumante e fiori… Era così felice che tutt’ora quando ricevo i premi mi ritorna in mente il suo sorriso.

Essere studenti ed atleti contemporaneamente deve essere difficile, come gestisci il tuo tempo?
Sì, è molto difficile far conciliare lo sport con gli impegni scolastici, ma ce la sto facendo. Certo, rinuncio a parecchie cose come per esempio alle uscite con le amiche. La mia vita ora è solo bici e scuola, non posso permettermi altro. Quando non studio e non mi alleno, mi riposo: questo è il mio tempo libero. Tutti mi possono dare della “pazza” o altro, ma faccio quello che mi piace, anche se mi costa parecchi sacrifici che però sono sicura che mi aiuteranno a raggiungere i miei sogni per cui lotto fin da bambina.

Com’è arrivare al traguardo di un percorso? Che cosa provi?
Adrenalina. A me piace lo sprint e non vedo l’ora che arrivi durante una gara; mi libera da tutta la rabbia, da tutte le tensioni, da tutti i mali… a parte il mal di gambe!

Come hai combattuto la fatica nei momenti difficili?
Pensando al perché lo stia facendo, prima o poi la fatica si trasforma in gioia e soddisfazione. Mi piace far fatica, mi fa sentire fiera di me stessa, perciò non mollo, cerco di tenere duro il più a lungo possibile. Non c’è vittoria senza volontà e sacrificio.

Per la conquista di una carriera da ciclista sono più le lacrime o i sorrisi?
I sorrisi. Non riuscirei a uscire dal mondo del ciclismo in cui ho conosciuto persone che mi hanno migliorata, che mi hanno fatta crescere sia come atleta che come persona. Le lacrime ci sono, ma sono lacrime di delusione, di rabbia e non possono mancare se tieni a fare bene e a migliorarti.

Come ti vedresti ora senza ciclismo? Saresti capace di raffigurarti in un’altra vita?
Non mi vedrei. Il ciclismo occupa la maggior parte della mia vita e non riuscirei a stare senza. Mi è capitato di fare degli incidenti per i quali sono dovuta stare ferma mesi e mesi senza allenarmi come si deve e senza gareggiare, mi sentivo incompleta. Non riuscirei ad immedesimarmi nelle altre ragazze, perché oltre a uno sport per me è anche un modo di essere. Il ciclismo ti aiuta a porti degli obiettivi nella vita, ai quali si aggiungeranno ostacoli che bisogna superare con freddezza per poter raggiungere ciò che si desidera.

Quali saranno i tuoi principali impegni e obiettivi in questa stagione? E che cosa ti aspetti?
Le gare iniziano il 30 marzo con il “Trofeo Da Moreno” di Cittiglio (VA), sarà una gara impegnativa, definita come una vera e propria “Piccola Coppa del Mondo”. Durante la stagione girerò l’Italia cercando di raggiungere gli obiettivi che la mia squadra ed io ci siamo posti. Sono sicura che la squadra opererà per questo, infatti mi sta aiutando parecchio anche a livello morale. Ci saranno altri appuntamenti europei e mondiali nelle specialità in cui gareggio, ossia strada e cronometro. Il massimo e il coronamento di tutti i sacrifici sarebbe parteciparvi, rendendo così fiera la mia squadra che sta facendo di tutto per me, me stessa e mio nonno.

Articolo tratto da “Il Giornalino” della Scuola I.I.S. “Eugenio Montale” Marketing e Finanza di Tradate (VA)

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